Nucleare in Italia?

June 12th, 2011

I seggi sono ancora aperti, anche se i dati sulll’affluenza lasciano prevedere che il quorum si raggiungerà. Rifletto con amici sulla politica energetica. Sulla sicurezza del nucleare. Sulle possibili alternative.
Mi rendo conto che i motivi per cui una persona seria e informata vota Sì o vota No sono altrove. Sono sulla contestualizzazione di tutte questi temi in una realtà meno nobile.
La domanda vera che alla fine ci si arriva a porre è questa: “Abbiamo fiducia che il nucleare sia una buona idea in Italia?”.
Non in generale: proprio in Italia. In questa Italia. Dove i tempi per i grandi lavoro non vengono mai rispettati. I costi lievitano in modo che in qualsiasi altro paese civile sarebbe impensabile. La classe politica non ha la forza (o l’interesse) di pianificare a lungo termine.
Non siamo in grado di gestire i rifiuti, non voglio immaginare cosa saremmo in grado di fare (o di non fare) con delle scorie radioattive.
La risposta al nucleare alla fine è “lasciamo perdere”. Probabilmente è la risposta giusta.
Ma forse ci siamo arrivati per i motivi sbagliati.

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Etichetta anti elusione

November 19th, 2010

Il problema dell’evasione fiscale in Italia è enorme. La sua dimensione concorre con l’eccessivo debito pubblico a frenare l’economia italiana. Tutti gli ultimi governi, di qualsiasi colore, si sono riproposti di combattere l’evasione. Ma i risultati non sono mai stati apprezzabili.

Oltre all’evasione è grande la perdita di gettito dovuta all’elusione fiscale. L’elusione consiste nel sottrarsi all’obbligo di imposta, mettendosi fittiziamente in una situazione in cui le imposte sono minori o nulle. L’esempio tipico è quello del professionista che scarica spese personali (cene non di lavoro, vacanze) facendole passare per spese di lavoro.

La imposizione fiscale giustamente colpisce gli utili. Per questo sono dal reddito totale (fatturato) vanno sottratti i costi sostenuti per produrlo. Ma come evitare che i costi personali vengano portati come costi aziendali?

Un esempio tipico è l’automobile. Indispensabile sia per un dipendente che per un professionista. Solo che per il primo è un costo non detraibile dai redditi. Per il professionista è inquadrabile come un costo per produrre reddito. Quindi la si intesta allo studio (all’azienda, nel caso si parli dell’imprenditore) e nessuno riesce a controllare il vero uso fatto del veicolo.

La dimensione del fenomeno è impressionante. Secondo ASSILEA (la associazione delle società di leasing), quasi più del 95% delle auto di lusso Ferrari e Lamborghini vendute in Italia, sono intestate a società. E usando molta fantasia è difficile immaginare quale necessità abbia l’azienda di un’auto che costa molte centinaia di migliaia di euro.

Una soluzione ci sarebbe. Si potrebbe introdurre una norma che obbliga a mettere un adesivo di una certa dimensione sugli automezzi di cui si scaricano i costi. Nessun problema per chi usa davvero i mezzi per il proprio lavoro. Il furgone o la macchina aziendale con l’adesivo 40 x 60 con la ragione sociale e i recapiti dell’azienda, porta molteplici vantaggi all’azienda. Ne afferma il marchio, la rende riconoscibile, fa pubblicità, ne dimostra la solidità. Ma sarebbe ridicolo vedere una auto sportiva o un grosso SUV con la indicazione “Geometra Pizzighetti – cellulare … – Ristrutturazione d’interni”. Perché no: se è davvero un costo aziendale non c’è che da guadagnarci!

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Cambiamenti nel processo di scelta di un PC

February 7th, 2010

Una piccola rivoluzione ha interessato negli ultimi anni il mondo dei personal computer.
La diffusione di connettività sempre più economica e di PC con prezzi sempre più bassi ha portato ad una diffusione capillare di questo tipo di dispositivi.

Parallelamente a questa diffusione, è interessante notare come sono cambiate le dinamiche di acquisto.
Fino a poco tempo fà era possibile elencare le caratteristiche salienti di un PC verificare per ognuna di queste a quale livello si trovasse della scala di riferimento.
Un processore Pentium III era più arretrato di un Pentium IV.
256MB di Memoria RAM erano meno (la metà) di 512MB.
Un Hard Disc da 10GB era da preferire a uno da 5GB.
Era quindi abbastanza facile dare una “pagella” a ogni prodotto e interrogarsi quanto saremmo disposti a pagare per portarci a quel livello di tecnologia.

Adesso il panorama si è complicato molto.
Ai piani di crescita grossomodo lineare dei singoli sottosistemi, si è passati a una ramificazione delle tecnologie. A questo hanno contribuito l’affacciarsi sullo scenario competitivo di nuovi concorrenti e l’avvicinamento a limiti tecnologici.

Dal punto di vista dei nuovi concorrenti: AMD ha eroso grandi fette di mercato al “vecchio” monopolista Intel.
Sotto l’aspetto della maturità tecnologica va segnalato che molti sottosistemi erano così “vicini” al limite da aver richiesto una soluzione diversificata.

Prendiamo l’esempio dei processori. Fino a qualche anno fà bastava costruire processori con maggiore frequenza, per aumentare le prestazioni. Ma questo porta ad un riscaldamento che cresce di pari passo. E si è arrivati ad un punto per cui non si riusciva più a dissipare efficacemente il calore. Questo ha portato ad un ripensamento della crescita tecnologica. Si è privilegiato “spezzare” il processore in due o quattro parti, diminuendone la frequenza (e quindi il calore).
Anche sul piano delle memorie si sono cercati miglioramenti di prestazioni introducendo nuove tecnologie (DDR, DDR2, DDR3, ecc) invece che il solo aumento della quantità.
Altri esempio possono essere portati su altri sottosistemi.

E’ a questo punto evidente che questa aumentata complessità rende impraticabile la scelta di un PC sul modello precedente.

In questo scenario meno trasparente (perché più complesso) si sono fatti strada altri parametri.
Sono stati lanciati PC “griffati” con il logo di case automobilistiche o di stilisti. I fanatici del PC considerano questi prodotti come uno specchietto per le allodole. Ma forse l’analisi è frettolosa.
Chi acquista un PC non utilizza solo uno strumento, ma un accessorio importante della propria vita e del proprio lavoro. Così come non è possibile acquistare un quadro valutandolo per costo al metro quadrato, così va considerato anche l’aspetto di appagamento estetico o sociale di un prodotto di moda.

Chi ha ragione? Difficile dirlo. Ma è fuori di dubbio che la consapevolezza di queste nuove sfaccettature del mercato rendono possibili nuove forme di concorrenza.

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Barry Schwartz e il Paradosso della Scelta

February 1st, 2010

Lo psicologo americano Barry Schartz è professore universitario, scrittore e una delle firme prestigiose del New York Times.
Il suo libro del 2004 “The Paradox of Choice” offre notevoli spunti di riflessione.

Molto interesssante è anche l’apparizione di Schwartz all’interno del programma TED. Questo simposio è nato per diffondere idee degne di essere diffuse, come recita lo slogan ufficiale. TED concede uno spazio (limitato) agli esperti che devono industriarsi per essere sintetici ed efficaci nel proporre le proprie tesi.

Lo psicologo Schartz appare sul palco con un look decisamente ridicolo. Ma non per questo le sue proposte risultano meno convincenti.

Non ha senso cercare una sintesi del libro, che è degno di essere letto anche se purtroppo manca ancora la traduzione italiana.
Ma tracciarne le linee principali permette di seguirne la logica ed interrogarsi sulla paradossale proposta. E (paradossalmente) di affrontarne la lettura.

La felicità si raggiunge quando si è liberi.
La libertà significa poter scegliere.
Ma se le alternative sono troppe, si rischia di non scegliere.
O di patire l’ansia di una scelta sbagliata.
Quindi paradossalmente, di fronte a una scelta fatta di fronte a una scelta amplissima,le aspettative sono molto alte. E spesso finiscono per portare a una delusione. E all‘infelicità.

Anche perché di fronte a una scelta poco indovinata, ci si colpevolizza e chi ha scelto (e sbagliato) non riesce a sentirsi soddisfatto.

Ma come uscire da questa che sembra una trappola?
Semplicemente costruendo la consapevolezza che una maggior scelta è meglio di nessuna scelta. E valutare quanto siamo disposti a “pagare” il costo di questa maggior opportunità. Questo aiuta da una parte a riequilibrare le aspettattive. Dall’altra ad evitare di cadere nella auto commiserazione per una non piena soddisfazione.
Se questa reazione ha successo, tutto il processo decisionale viene affrontato in una nuova luce evitando il contraccolpo di una scelta ricca sulla felicità.

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TED parla anche italiano

June 4th, 2009
Questo articolo è comparso su SEGNALAZIONI IT il 4 giugno 2009.

Dal 1984 viene organizzata una conferenza annuale che ha lo scopo di raccogliere le “idee degne di essere diffuse”. Questo progetto va sotto il nome di TED (Technology, Entertainment, Design) e ha saputo crescere attraendo un pubblico sempre più fedele e attento e una schiera di oratori sempre più qualificati.

TED parla Italiano

Lo scopo che si prefigge questa comunità è davvero altisonante: unire il sapere per contribuire a rendere il mondo migliore.

Questo slogan è stato preso alla lettera TED è cresciuto ed è diventato un punto di riferimento per il nuovo mondo globale. Il gruppo che si è unito attorno al progetto organizza conferenze che sono animate da oratori che spesso sono considerati delle leggende viventi, nei loro campi. Bill Gates, Isabel Allende, Al Gore, Nicholas Negroponte, Chris Anderson e tantissimi altri protagonisti della cultura contemporanea.

E tutte queste conferenze sono state messe online su internet. E il web le rende disponibili in modo veloce e gratuito.

Per rendere ancora più fruibile questo sapere, è stato lanciato da poco un progetto di traduzione delle conferenze.

Nella sezione in italiano è già disponibile una buona scelta di contenuti. I traduttori sono una comunità di volontari. Ma nonostante il carattere volontaristico, il numero garantisce una discreta velocità nelle traduzioni. Le traduzioni, poi sono controllate con cura prima di essere pubblicate. Questo nell’interesse di non svilire o perdere il valore delle conferenze con traduzioni affrettate.

Questa novità rende davvero molto più facile arrivare ai contenuti e rappresenta un importante passo in avanti nell’ambizioso obiettivo di rendere il sapere disponibile per migliorare il mondo.

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